“LA SOFFERENZA INDUCE A RIFLETTERE”

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parliamonepino
00domenica 9 aprile 2006 02:33
“LA SOFFERENZA INDUCE A RIFLETTERE”
Bernard Gui (frate Domenicano inquisitore e torturatore 1261-1332)

La sofferenza, la tortura non inducono a riflettere, ma generano paura e terrore.
Questo tipo di sofferenza inflitta a chi è considerato nemico di Cristo, apostata, è applicata con l’intenzione di portare al pentimento una persona.
Di fronte alla frase cosmica di Cristo, che straccia ogni pregiudizio, “Voi siete tutti fratelli”, tutto viene livellato.
Con una tale affermazione, universale ed autorevole, Gesù Cristo, annulla le differenze.
Si cancellano gli sguardi inquisitori, non ci sono più colpe, trionfa il perdono, tutti sono degni di vivere il pensiero e le scelte in assoluta libertà.
E’ la sofferenza di Cristo, l’unto di Dio, che dovrebbe indurci a riflettere.
Gesù Cristo era il figlio dell’uomo, il figlio di Dio, era un uomo, è in assoluto il secondo protagonista dell’universo.
Non riesco a pensare a Gesù come un inquisitore, un torturatore, un appartenente a qualche corrente di pensiero, un “moderatore”, ignorava la censura, rispondeva alle accuse o con il silenzio o con le domande o con le affermazioni.
La Bibbia è un libro anticensura, riporta tutto dei suoi “personaggi”, vittorie, sconfitte, miserie e vergogne.
Si parla di uomini “immensi”, come Mosè, Elia, Abramo, Sansone, Salomone, Davide, Giovanni il Battista, Paolo, Pietro, e nessuno fu risparmiato, quando si parlò delle loro debolezze.
Nella bibbia giganteggia la misericordia di Dio nei confronti di questi uomini, nessuno fu ferito nella dignità e nell’onore.
Un’espressione del re Davide riconosce “il rispetto di Dio per l’uomo”, che disse: “Preferisco cadere nelle mani di Dio che nelle mani degli uomini. Perché nelle mani di Dio posso trovare un po’ di misericordia, ma nelle mani degli uomini non c’è nessuna misericordia”. - Primo Cronache 21: 13 –
In Dio troviamo la certezza della misericordia, ma negli uomini non abbiamo questa certezza.
Nel mondo religioso ci sono le manifestazioni di odio più estremo, purtroppo!
C’è un esercito di persone cui sono negati i diritti che Gesù insegnò a rispettare.
Ho un amico, fra i miei amici più cari, che si trova in una situazione, a mio avviso, terribile ed incresciosa.
Si chiama Vito Pucci, è un avvocato, felicemente sposato, con due meravigliosi figli.
Pucci si trova in una circostanza che pochi riescono a comprenderne la portata, alcuni vedono questo caso con sospetto e pregiudizio.
Circa 3 anni fa, Vito Pucci, è stato espulso dai testimoni di Geova, senza possibilità di appello.
Questo stato di cose che si è venuto a creare, comune a migliaia di famiglie in Italia, è doloroso per chi lo vive.
In pratica ti trovi in una condizione di disagio sia con l’esterno che con l’interno, con le persone che fino a ieri erano perfettamente allineate con te.
Nel caso di Vito Pucci tutto questo è da moltiplicare per mille e forse non basta.
Il motivo è che Vito Pucci è insorto, con tutte le forze che ha nell’animo, contro la decisione unilaterale di “scomunica”.
Vito Pucci ha capito, ed io con lui, che è assolutamente necessario rivoltarsi contro qualsiasi discriminazione.
Non si può accettare passivamente la violazione dei diritti universali dell’uomo, nessuno può permettersi di trasgredire i valori della libertà di opinione e di pensiero, non esistono distinzioni nel sacrificio universale di Cristo per tutti gli uomini della terra.
Ecco perché c’è un insolito accanimento, su tutti i fronti, contro un uomo che non vive da clandestino, ha scelto di manifestarsi non rimanendo nell'anonimato.
In questi mesi, di contatto con molti foristi e con molte persone che ruotano in questo clima di scambi di vedute, alcuni hanno detto:
“Dove credete di andare”?
“Sarete ‘massacrati’ dalla potente organizzazione americana della WTS”.
“Siete degli illusi”.
“Non crederete davvero di vincere una causa contro la WTS”?
“Ritiratevi finché siete in tempo”!
“Chi ve lo fa fare”?
“E’ impossibile il dialogo con la WTS”.
“Siete ridicoli”.
“state compromettendo gli affetti famigliari, il lavoro e la vostra vita”.
Parlo per me e sono certo che anche l’amico Pucci e tanti altri sono d’accordo:
“Non posso smettere di essere uomo e di lasciare che qualcuno calpesti il mio diritto di esprimere le mie opinioni, facendomi sentire un “rinnegato” o un “apostata”.
Voglio che persone come Vito Pucci, Gabriele Traggiai, Luigi Fallacara e tanti altri non debbano vivere da “esclusi” per aver dichiarato apertamente delle posizioni diverse dal “gruppo”.
Voglio rispetto per la frase di Gesù: “Siete tutti fratelli”.
Voglio che si prenda atto che sta per accadere qualcosa che investirà in modo clamoroso gli organi di informazione pubblica, attraverso delle dichiarazioni aperte alle autorità Istituzionali e alla Chiesa Cattolica.
Non si possono usare versetti della Bibbia per affermare che è volontà di Dio trattare in modo discriminatorio e infamante il nostro fratello.
Non ci è stata data questa autorità.
Il comando universale di Dio è l’amore verso il prossimo e noi dobbiamo essere animati da questo eccelso sentimento che deve sopravvivere a tutto.
Dio è amore!
Usare la scomunica come una disciplina per aiutare una persona è sbagliato, non è sbagliata la disciplina, è sbagliato il metodo, non è cristiano.
Non si “ammazza” una persona per poi dire: “Si tratta di disciplina”!
La codardia, l’indifferenza, la rassegnazione, sono atteggiamenti che mortificano l’uomo.
La riflessione, la presa di posizione, l’identificazione personale, la dignità e l’onore dovrebbero essere la nostra firma cristiana per la realizzazione della nostra persona.
Ottenere il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo non sarà facile perché non c’è uomo o idea che diventi realizzabile, che non abbia incontrato prima una forte resistenza!
Dobbiamo, quindi, vincere la forte resistenza.
La resistenza esterna ed interna, quella vocina che ci dice di mollare, che ci dice che è troppo faticoso, che ci sussurra e c’intona la ritirata.
In altre parole dobbiamo diventare persone che meritano rispetto.
Come?
Innanzitutto dobbiamo avere una meta, un obiettivo chiaro, una rotta da seguire, qualcosa per cui valga la pena di lottare, qualcosa che desideriamo ardentemente e quando ne parliamo ci prende lo stomaco, ci brucia le viscere, qualcosa che dica a quella vocina dentro di noi “io posso e voglio ottenere rispetto per la mie opinioni”.
Dobbiamo avere fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità, nella forza morale, dobbiamo emanare energia ed entusiasmo.
Dobbiamo camminare a testa alta e con gli occhi che brillano.
Dobbiamo, dunque, avere fede in noi stessi, nei diritti fondamentali dell’uomo, nella realizzazione della nostra identità.
La fede muove le montagne ed è così, la fede costringe le cose ad accadere, senza di essa non esisterebbe niente di grande e neppure niente di piccolo.
La fede è quella forza invincibile che costringe i nostri obiettivi a divenire una realtà.
La fede ci da il coraggio di essere soli, di essere criticati, la fede ci da la forza di perseverare quando è difficile, ci da la capacità di prevalere, ci da la capacità di dire:
“Ora io sono una persona libera e nessuno a questo mondo riuscirà a smuovermi o ad imprigionarmi”!
Gli ostacoli che incontriamo, ogni giorno, cercheranno di fermarci.
Dimostriamo con le azioni che non siamo di quelli che tornano indietro.
Se siete fra quelli che hanno preso la decisione di far rispettare la propria identità,

freeforumzone.leonardo.it/viewforum.aspx?f=84889

vi darà il sostegno di cui avete bisogno.

Un bacio a tutti



[Modificato da parliamonepino 09/04/2006 11.18]

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