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Dossier Ostracismo e diritti fondamentali dell'uomo

Last Update: 2/4/2011 9:13 PM
2/4/2011 9:13 PM
 
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3) Esperienze di ostracismo indotto o espletato tra familiari:


La maggior parte delle esperienze sono prese da racconti veri di persone che si sono iscritte al forum e al sito di:


http://www.infotdgeova.it/esperienze.php

e

http://forum.infotdgeova.it/index.php?sid=897f720c3cf3b888d4bbbfe6111ce4a4


di serenè » 30/12/2010, 12:23

“Salve a tutti ! Vorrei dire che ieri ho saputo che mio padre, che evidentemente aveva dato segni di cedimento, è stato subito tirato in riga dai signori anziani i quali lo hanno letteralmente minacciato dicendogli che se mi frequenta senza, che ci siano gravi motivi, perderà tutti i suoi privilegi, tra cui la nomina di servitore di ministero a cui lui tiene moltissimo. Dato che considero questo uno sporco ricatto, ho avvertito i carabinieri chiedendo di essere accompagnata in sala per chiedere spiegazioni ai caporali in loro presenza… mi hanno detto che l' episodio è grave, poiché un culto può avere le sue regole ma queste non devono essere volte a circuire le persone, specie se si tratta della sfera privata; così mi ha consigliato di fare una bella denuncia presso di loro o in questura. Io intendo proseguire…”

StellaDelMattino » 24/08/2010, 15:17

Ora da due mesi mi sono sposata e un altra realtà mi ha sconvolto...quella di non poter più consumare un pasto con i miei genitori. E questo mi ha fatto aprire gli occhi su tante cose ancora. E poi il fatto che i miei "amici" piangono quando sono uscita e ora quando ti incontrano per la strada manco ti salutano!!!!!!!!!!! Meglio così che li ho persi, vuol dire che non erano amici neanche prima. Io per la strada vado a testa alta perché sono in pace con Dio e con me stessa mentre prima non lo sono mai stata.

Una storia assurda pubblicata sul periodico GO 5/2010.. München (Bayern) purtroppo solo in lingua tedesca

“Il ragazzo nella foto figlio di Tdg (padre anziano di congregazione) dopo aver abbandonato la setta ha tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene dei polsi........CAUSA: ISOLAMENTO TOTALE!!!!..............fortunatamente...salvato in tempo
Donatella 26 luglio 2009:

“All’inizio mio marito non riusciva ad accettare la mia decisione che secondo lui equivaleva ad una condanna a morte. Geova mi avrebbe punito severamente e ad Harmaghedon sarei morta. Si è sentito ingannato e tradito, in un’occasione mi ha detto: “Tu non puoi farmi questo, quando ci siamo sposati eri una testimone e dovevi continuare ad esserlo per sempre”. Gli ho spiegato che non era nelle mie intenzioni tradire nessuno, e che invece ero io quella che si sentiva tradita, si erano approfittati di me, della mia ingenuità, della mia inesperienza, ma le persone, per fortuna, crescono, maturano, cambiano, acquistano forza interiore.
Mi accusava di aver influenzato negativamente nostro figlio diciassettenne, ignorando volutamente i fatti.
Io non riuscivo a capire come potesse non rendersi conto che non era giusto continuare a sacrificare la vita per una religione farisaica che ha sostituito la spiritualità con un insieme assurdo di regole e regolette che avvelenano l’esistenza di chi le segue.
Nel rapporto con mio marito qualcosa si è irrimediabilmente spezzato per sempre. Un male profondo si è insinuato fra noi. Spesso incontravamo i “fratelli” che si fermavano a parlare amichevolmente con mio marito, ignorandomi come se fossi invisibile, al punto che ero costretta a mettermi in disparte. Qualcuno ha osato entrare in casa mia senza salutarmi! Tutto questo mi ha profondamente ferito.”

19/02/01, Andrea
“Sono nato nel 1974, in una famiglia di Testimoni di Geova. Fu il mio innato amore per Dio che mi fece amare anche quell'organizzazione, così a tredici anni decisi di battezzarmi. Ma la maturazione, la scuola, gli amici mi fecero comprendere che qualcosa non quadrava; a diciotto anni mi dissociai.
Da allora iniziò l'inferno, l'ostracismo, l'emarginazione: non vengo invitato ai matrimoni dei miei stretti e strettissimi familiari, vedo la mia famiglia uscire la sera per andare a cene e incontri dove puntualmente non vengo più invitato. Ma quello che mi fa più male è vedere mio padre, mia madre e mio fratello accettare tutto questo, apparecchiare la tavola in sala per gli ospiti e in cucina per me. Fa molto male questa assurdità. Non riesco a digerire che mio padre, mia madre e mio fratello accettino che venga in casa gente che non vuole pranzare con me, non mi saluta e non mi guarda nemmeno in faccia.
Sono precipitato in un inferno. Per otto anni ho subìto questo.
Un anno fa me ne andai a vivere da solo Mia mamma mi ha chiesto di non farmi vedere più in casa se non per 'motivi gravi ed eccezionali'. Così ha smesso pure di telefonarmi e informarsi sulla mia salute. A niente sono serviti i miei pianti. Quando ho detto ai miei genitori che potevo essere morto e stare marcendo in casa non mi hanno risposto.”

Renato:
Tutti convengono che non esiste libertà dove vi sono costrizione, forme di ricatto affettivo, sopruso e violenza psichica e morale; ma questi sono proprio gli strumenti che vengono usati dai TdG per indurre le persone a non uscire o, se escono, per indurle a ritornare fra le loro file! Perché dico questo? Perché nei confronti di chi lascia, i TdG prendono - "per il bene della persona medesima", a loro dire - durissimi provvedimenti "disciplinari", e vengono imposte sanzioni disciplinari anche a chi, essendo ancora un membro del gruppo, non segue le direttive che vietano ogni contatto sociale, compreso il semplice saluto, nei confronti dei disassociati. Tutto questo ostracismo dovrebbe indurre la persona che ha lasciato al "pentimento" e al ritorno nella congregazione.
Cosa significa tutto questo in pratica? Significa che dal momento che uno se ne va perde ogni rapporto sociale, di amicizia e anche di parentela. Infatti, se anche gli stessi familiari TdG non vivono sotto lo stesso tetto, i rapporti dovranno limitarsi a serie ed indispensabili questioni familiari. Ogni altro contatto è vietato.
La mia esperienza personale può far capire cosa accade quando in una famiglia di TdG vi sono dei disassociati. Mia suocera, Testimone da quasi cinquant'anni, è morta recentemente a causa di problemi cardiaci. Negli ultimi anni in particolare, stava molto male e diverse volte è stata ricoverata all'ospedale. Mia figlia Debora, anche lei disassociata, andava due volte alla settimana a fare le pulizie a casa della nonna. Io invece l'accompagnavo dal dottore, al mare, a fare la spesa, ecc. Accadeva spesso che ci fermavamo, io e mia figlia, a mangiare a casa dei suoceri, che erano entrambi Testimoni.
Appena la cosa è stata risaputa dalla congregazione, sono stati presi dei provvedimenti nei confronti dei miei suoceri, perché ignoravano le direttive che vietano questi contatti con gli ex membri. Hanno addirittura minacciato di disassociarli se non cambiavano condotta, smettendo di mangiare assieme a noi.
tutti hanno smesso di frequentarli, anche se mia suocera era malata e bisognosa di aiuto; non è stata nemmeno invitata al matrimonio dei nipoti, alle feste e, quando era all'ospedale, nessuno è andato a trovarla. Il caso ha voluto che, mentre era ricoverata, nella stanza accanto alla sua ci fosse un'altra TdG: i "fratelli" - compresi gli stessi parenti e familiari - andavano da questa persona e passavano oltre la stanza di mia suocera.

Debora:
"…Vengo così disassociata. Da quel giorno tutta la mia famiglia mi evita, non rivolgendomi un saluto neppure quando sono dentro il cortile di casa mia!! Le mie migliori amiche mi hanno fatto sapere che sono deluse perché avrei dovuto avere pazienza e aspettare che Geova facesse giustizia.
Ho sofferto enormemente ma continuavo ad andare in sala per fare contenta mia mamma e perché credevo che fosse la verità e io fondamentalmente in torto ad averla rigettata. Fino alla domenica in cui mi fu detto che in sala mi era proibito tenere in braccio il bambino neonato di mia cugina TdG, che avevo come unica occasione di vederlo all'adunanza. Mi sono sentita come se mi avessero tolto il cuore e ci fossero passati sopra con un camion. Da quel momento non ho più voluto andare e mille dubbi si sono insinuati nella mia mente, aiutata dal mio meraviglioso compagno che a mia insaputa si documentava sui TdG da mesi. Un po' alla volta mi si sono aperti gli occhi e la tristezza per essere lontana dall'organizzazione di Dio ha lasciato il posto alla rabbia per essere stata ingannata da uomini che si mascherano da pastori per avere il controllo sulla tua mente e sulla tua vita"

Sara:
Ora sono fuori... vedo le cose da un punto di vista nuovo... e non è affatto facile. Mi sento come se tutto quello su cui ho sempre basato le mie scelte non fosse stato altro che una bolla di sapone. Mi sento stupida, arrabbiata, ingannata. Persino la mia migliore amica mi ha cancellato dalla sua esistenza, e persone che mi hanno presa in braccio da piccola si girano per strada quando passo. I miei fratelli (tranne il maggiore) mi rivolgono a malapena un ciao, e mia mamma mi ha detto che avrebbe sofferto di meno se fossi morta. Mio fratello si sposa, e io non sono la testimone. Non sono nemmeno invitata... e mi è stato chiesto di restare in fondo, se volessi vedere la cerimonia, in modo da non mettere in imbarazzo i presenti. Ma fortunatamente ho un buon carattere e mi sto facendo numerose nuove amicizie, e il mio compagno mi è sempre di sostegno. Mi sento libera... ma allo stesso tempo sento anche tutta la pressione psicologica dei condizionamenti che ho subìto per trent'anni. So di essere forte, ma credo che ci vorrà tempo prima che io riesca a ritrovare il mio equilibrio interiore

Simone: Lettera inviata al quotidiano Il Tirreno, il 27 novembre 1994.

“Testimoni di Geova
Così mia madre mi ha abbandonato”
VORREI lanciare un accorato appello a mia madre e non trovo altra maniera che questa, anche se so benissimo che a lei come Testimone di Geova non sarà consigliato leggerlo. Sono uscito fuori dall'Associazione dei testimoni di Geova per una serie di circostanze e ora gli anziani mi tengono lontano da mia madre convincendola a punirmi con il suo comportamento completamente distaccato dalla mia persona come se io non esistessi proprio. È questo il classico comportamento che si usa con le persone che escono dalla congregazione.


La storia di Marinica, uscita dal gruppo:
Articolo pubblicato dal periodico La Nuova Periferia
del 4 ottobre 2006 - Chivasso (TO).

“I miei cari mi considerano morta”
La mia vita, un inferno”
Ha “osato” lasciare i Testimoni di Geova:
“Dal pulpito, nella Sala del regno, davanti a quattrocento persone hanno detto che mi ero dissociata. Mi hanno denigrato, da quel momento la mia vita è cambiata: quelli che erano miei amici mi trattano male, se mi incontrano per strada nemmeno mi salutano. Da allora non ho più avuto contatti con i miei fratelli e con i miei nonni, Testimoni di Geova, per loro non esisto più. Eppure io non ho fatto nulla, non ho né rubato né commesso adulterio, Dio non ha bisogno di una lettera di dimissioni. Per anni ho partecipato attivamente alla vita della comunità, poi mi sono resa conto che c’erano delle pecche. E ho fatto una scelta, nemmeno il matrimonio è così vincolante.”


Suicidio tra i tdg: Scritto da Vania, Venerdì 21 Settembre 2007, articolo inserito nella rivista online Bipensiero di Massimo Merighi:

“Rachele che non sorride più
Aveva quindici anni. Aveva finito la scuola media e s'era iscritta all'alberghiera. Ma i suoi genitori s'erano opposti. Allora s'era iscritta ad un corso per parrucchiera. S'erano opposti ancora.
Si chiamava Rachele, Rachele Scicolone. Aveva 15 anni e sua madre e suo padre erano Testimoni di Geova. Rachele non poteva studiare solo per questo. Rachele non doveva mischiarsi con "le persone del mondo", avrebbero potuto corromperla, traviarla. Rachele era mora, slanciata, solare: entrava in un posto e il suo sorriso illuminava la stanza. Rachele aveva la vita che le fioriva negli occhi.
Aveva sogni da ragazzina, Rachele. Sognava i jeans della Levi's, le scarpe della Nike, la maglietta di CocoNuda. Ma non avrebbe mai potuto averli, perché la madre e il padre di Rachele erano Testimoni di Geova, e le "cose del mondo" a Rachele erano proibite: niente Nike, niente Levi's, niente maglietta. Un mondo piccolo, troppo piccolo, per un sorriso così grande, per tutta quella vita negli occhi.

E tutti i suoi desideri ruotavano intorno all'hamburger da McDonald's, ad una passeggiata per le strade di Licata, a qualche chiacchierata con gli amici. Amici. Rachele aveva solo compagni di fede, di una fede che non riconosceva sua. Una fede subita. Aveva il permesso di uscire di casa solo per "servizio": con in braccio i suoi giornalini, a bussar casa per casa, per diffondere la parola di Geova. Rachele sentiva il bisogno di amici. Amici veri, che non stessero lì a controllarne ogni gesto, a misurarne ogni respiro, a valutarli nell'ottica del peccato, con le uniche categorie mentali di bene e male, di giusto e sbagliato. Troppo stretto, quel mondo, troppo stretti quei lacci che non aveva mai riconosciuto come suoi.
E per le Nike, per l'hamburger da McDonald's, Rachele aveva rubato. Pochi spicci, durante le adunanze, rubati dalle tasche dei cappotti. I soldi di un hamburger, di un rossetto. Cose comuni, tra ragazzini. Un sintomo di disagio, una muta richiesta d'aiuto. Ma non l'avevano vista così suo padre e sua madre. Rachele era una peccatrice. E da peccatrice era stata trattata, denunciata agli anziani della congregazione. E "per il suo bene" gli anziani della congregazione l'avevano segnata. Dinanzi all'intera congregazione dei fedeli avevano raccontato il suo peccato, coprendola di vergogna, di disonore, di umiliazione. Pochi spicci, un peccatuccio veniale, da ragazzi.
Se Rachele avesse fatto un'altro sbaglio l'avrebbero "disassociata", buttata fuori dalla congregazione, trattata da reietta. Rachele aspettava di compiere diciott'anni, aspettava il giorno in cui avrebbe potuto gettar via il giogo e assaporare la libertà. La libertà di una passeggiata, di un libro, di un hamburger. Ma quanto sembrano lunghi tre anni, quando se ne hanno quindici! La vergogna, l'umiliazione, le bruciavano la faccia. Se gli anziani l'avessero buttata fuori, anche sua madre e suo padre l'avrebbero cancellata dalla loro vita. Avrebbe perduto il loro affetto, il calore di casa, quel sentirsi al sicuro e protetta nel suo letto. Certo, sua sorella le aveva detto che se la sarebbe presa in casa, ma non sarebbe mai stata davvero a casa.
E poi c'era stata la faccenda delle sigarette. La madre le aveva trovate nel suo zaino, nascoste sotto i libri, il portafogli, il pacchetto di fazzoletti di carta. Rachele sapeva che lo avrebbe detto agli anziani. Sapeva che bastava quello a farla mettere fuori. A perdere l'amore di sua madre, di suo padre, l'amore di casa.
Era il 21 settembre 2006. Giornata di adunanza. Rachele era andata con sua madre. Erano tornate tardi. Sua madre l'aveva lasciata davanti al portone di casa, le aveva detto di salire a riscaldare la cena mentre lei andava a parcheggiare. Pochi minuti, il tempo di trovar uno spazio libero ai bordi della carreggiata. Cinque minuti. Rachele aveva aperto il portone, aveva fatto cinque rampe di scale, aveva aperto la porta di casa. E forse aveva pensato che in quella casa non ci sarebbe rimasta a lungo. Bastava una parola degli anziani. Una parola, una sola, e avrebbe perso tutto.
Aveva spalancato il balcone, aveva preso una sedia, l'aveva accostata alla ringhiera. Aveva afferrato un foglio, scritto con mano malferma poche parole: "Perdonatemi, vi voglio bene". Poche parole, e tutta la vita negli occhi consumata in un rigo, consumata nel salire sulla sedia. Era tardi. Era buio. Era notte. I lampioni erano occhiate di luce sull'asfalto. C'era un'aria leggera, calda ancora d'estate. Chissà quanto pesava quell'aria. Meno del peso che sentiva nel cuore, nella testa, nello stomaco. Era buio. Meno buio del buio che le aveva mangiato la vita dagli occhi. Meno buio. Sembrava buono, quel buio. Caldo, sicuro. Sembrava chiamarla. Piano, in un sussurro gentile. Era buono, quel sussurro. Caldo, sicuro. E Rachele chiuse gli occhi e si gettò nel buio. “


Jay 16/1/2011
"Voglio raccontarvi la visita pastorale da parte del sorvegliante di circoscrizione a mia madre.
Il sorvegliante la visita insieme ad un anziano di congregazione, visita improvvisata.
Dopo i preliminari cioè i complimenti che si devono fare ai proclamatori, sono passati all’attacco.

Sorvegliante: Allora sorella come va con tuo figlio jay?

Mia madre: Bè caro fratello non e più nella verità e questo mi addolora.

Sorvegliante: Ma si vocifera che viene a mangiare a casa tua dietro tuo invito.

Mia Madre: Si e vero, è pur sempre mio figlio, ho cinque figli e li invito tutti insieme, l’ho sempre fatto.

Sorvegliate: Sai la Bibbia vieta anche di mangiarci insieme.

Mia Madre: Si lo so ma è pur sempre mio figlio, se anche ha lasciato la verità, l’amore di una madre per un figlio rimane.

Sorvegliante: Se ci trovassimo nell’ antico Israele, sai come ti saresti dovuta comportare?

Mia Madre: Avrei dovuto lanciare la prima pietra!

Sorvegliante: Hai risposto bene cara sorella.

Mia madre: Per fortuna quei tempi non ci sono più, e poi non siamo più sotto l’obbligo della legge, perché Cristo l’ha appesa al palo.

Sorvegliante: Sai cosa significa essere apostata?

Mia madre invece di dargli la definizione del libro ragioniamo, gli dice: Apostata è quella persona che abbandona Geova e Cristo. Ma mio figlio non ha perso l’amore per Geova e Cristo. Si è solo aperto nel dire che ci sono delle cose che non vanno nell’organizzazione, perché non vengono fatte in armonia con la Parola di Dio.

Sorvegliante: Prende Matt 24:45, gliela legge e dice: abbiano un solo canale che Geova usa qui sulla terra, quando dice una cosa lo schiavo fedele e discreto è come se la dicesse Geova., ubbidire allo schiavo significa ubbidire a Geova stesso. E ne tu e ne tuo figlio siete il canale scelto da Geova.

Mia Madre: Si chiude in un silenzio tombale.

Il sorvegliante una volta annichilita mia madre, prende un articolo della torre di guardia e glielo legge. Sottolinea l’importanza di non avere con il disassociato più i rapporti che aveva prima della disassociazione, poi prende la Bibbia in 1 corinti 5:9-13, e gli fa una bella lettura enfatica. Finito di leggere dice: La Bibbia dice di non mangiare con tali persone.
Che ne pensi?

Mia madre con l’innocenza di una bambina dice: beh nella descrizione dei peccati qui elencati dall’apostolo Paolo il peccato di jay non c’è. Non c’è scritto che chi parla di errori che la società ha fatto nel corso del tempo sia un peccatore. Caro fratello , toglimi una curiosità? Tutto quello che dice il nostro corpo direttivo a te va tutto bene?

Sorvegliante: No ma comunque aspetto Geova!

Mia madre: e allora! Vedi che anche tu sei come tutti noi. Ci sono cose che anche a te non quadrano.

Il sorvegliante diventa color rosso. E dice a mia madre: tu sei uguale a tuo figlio!

Mia madre: Caro fratello quando incontriamo persone che ci accusano di dividere le famiglie, come gli dobbiamo rispondere?Che è vero?.
Il sorvegliante continua ad avere il suo color cremisi ma non risponde.

Comunque finiscono la loro visita dicendo che se non si conformava al canale di Geova poteva essere espulsa dalla congregazione. A queste parole mia madre si è sentita ricattata e addolorata. Nel frattempo le era tornato alla mente che qualche giorno prima me lo aveva sottolineato come una persona molto brava e piena di conoscenza della Bibbia .
Quando mia madre mi racconta dell’ accaduto dicendomi anche che i nostri rapporti dovevano cambiare, se no l’avrebbero buttata fuori dalla congregazione, la cosa mi ha messo non poca tristezza . Capisco che essere disassociata alla sua età sarebbe una tragedia quindi l’ho rassicurata dicendole di non preoccuparsi che nel momento del bisogno gli sarei stato accanto comunque."

Mary 6/3/2011

“Sai mi dispiace vedere le persone che si definivano miei "fratelli" e "sorelle" incontrarmi e girarsi dall'altra parte, e mi dispiace che i miei genitori dopo una prima ribellione si stanno allineando piano piano con le direttive del CD e mi stanno lasciando andare. Mio papà non viene quasi più e mia mamma passa a salutare i bimbi ma non entra in casa, non andrò più a mangiare dai miei e mia sorella che è incinta mi ha già detto che non potrò essere con lei in ospedale quando nascerà il bambino.
Ho spiegato al pioniere speciale che in questa situazione non trovo niente di amorevole, nè verso di me nè verso i miei bimbi, nè verso la mia famiglia, gli ho anche detto che queste cose su di me non fanno presa, mi allontanano sempre di più perchè mi rendono chiaro che qui di Divino non c'è niente.
Se la mia famiglia si lascia fare una violenza simile cosa ci posso fare io? Solo essere triste e pensare che forse nemmeno il loro amore era sincero. Ma ritengo un insulto verso Dio pensare che una cosa così brutta possa mai venire da Lui, quindi cosa ne sarebbe di me se tornassi a essere Tdg? Sarei falsa, bugiarda, disonesta e perderei il rispetto di me stessa.
No, non c'è pericolo. La mia vita da Tdg non esiste più, e con lei è sparita anche la mia vita con la mia famiglia.”

Antonello:

“e li è cominciato il vero calvario... di colpo dal conoscere migliaia di persone e avere alcuni "amici" da frequentare per fare cose carine, mi sono trovato nel più totale isolamento! Anche i miei sono tutti testimoni di Geova... insomma sono solo davvero, SOLO! ho passato di giorni a chiedermi cosa ne sarebbe stato di me, mi ponevo domande come: con chi parlare? come fare nuove amicizie a 43 anni? perchè dovevo rinunciare all'affetto dei miei familiari? e poi pensieri negativi (come se fossi un bambino in punizione): Dio non mi ama perchè mi sono comportato male, ho sbagliato e devo pagare... Tanto autolesionismo gratuito inflittomi da solo da una pena sproporzionata, un annullamento della persona, la più grave lesione che puoi fare ad un essere umano, un essere nato per vivere in compagnia di altri esseri umani, l'ostracismo sociale... ancora oggi ne pago le conseguenze ed il percorso per uscirne del tutto sarà lungo.”

Zapatero: 8/4/2011

“Tutti nelle sale del Regno di Napoli si ricorderanno di un giovane bello, aitante, ( metterò solo
le iniziali L.C. per rispetto della famiglia, per la privacy, ma nello stesso tempo per dimostrare
ad eventuali detrattori di questo forum che la storia nella sua tragicità purtroppo è vera al 100%)
che aveva un “solo grande difetto “ non era un tdg e si innamorò di una giovane sorella la figlia di
un anziano.
Se volevano sposarsi dovevano fare i “giusti passi” il ragazzo fingersi interessato , fare progresso e
battezzarsi , perché mica si sposava con una “ Pinco Pallina“ qualunque, ma con la figlia di uno
degli anziani piu’ “quotati “ a Napoli.
I 2 dopo un paio di anni di fidanzamento clandestino si sposarono, lui divenne un tdg, ebbero una
bella figlia ma qui cominciarono i guai.
Tutti i giovani della sala si sentivano in diritto di fidanzarsi con chi non era tdg, lo aveva fatto la figlia dell’ anziano… In breve l’ anziano perse i privilegi, i rapporti con il genero divennero
pessimi, gli rimproverava che era stato lui la causa dei suoi problemi teocratici.
Il giovane entrò in una profonda depressione, si accontentava pur di tirare avanti la famiglia anche di umili lavori, ragazzo del carrozziere, muratore o quant’altro gli si offriva al momento.
Una mattina alcuni suoi colleghi muratori, salirono sui ponteggi dell’ impalcatura di un palazzo dove stavano facendo lavori ….e lo trovarono lì……con la corda al collo…..si era impiccato!!!!”

Sole di maggio 15/4/2011:

Sono una ex TG uscita nel 1980 a 23 anni con un figlio di 4, è stata dura anzi durissima.
Solo adesso leggendo le vs esperienze capisco come mi sentivo e come mi sento tutt'ora. SOLA.
Si amici ancora adesso mi sento SOLA. Mi manca la mia famiglia..
Ho un lavoro che mi soddisfa, i miei figli sono grandi, ho una nipotina. ma mi manca la mia famiglia....o meglio mio fratello, ancora TG, anziano, almeno così so dell'ultima volta che lo vidi circa 4 anni fa.
Mamma morì nel 2005 quindi funerale, ovvio tutti mi evitavano, nessuno che mi dava le condoglianze, fino all'ultimo non sapevo nemmeno se mi facessero entrare nella sala per la funzione, i miei amici e colleghi venuti anch'essi sono rimasti scioccati.
Comunque sia...per qualche tempo ci siamo sentiti solo per la spartizione delle cose di mamma e per vendere la casa.
Poi il nulla...

Mia madre TG ha sempre avuto contatti con me spesso di nascosto, mi diceva "sei sempre mia figlia e ti voglio bene" ......si sono stata fortunata......molto fortunata. Qualche volta mi invitava a pranzo la domenica ed invitava anche mio fratello con la moglie, eppure non si diceva di non parlare, magiare, dormire sotto lo stesso tetto di un disassociato? ma rimanevano comunque a pranzo, senza rivolgere direttamente parola a me; triste molto triste.

animapersa81 4/5/2011:

"Stavo dormendo placida nel mio caldo letto di malattia (ah l'influenza) quando sono stata svegliata da una chiamata di mia sorella che tra singhiozzi convulsi e lacrime mi ha letto le lettere che mia madre ci ha scritto.

In seguito all'articolo della torre di guardia del luglio 2011, ha capito che "chi ama più un figlio di Geova non merita il suo amore" (vado a memoria) ecco perché,nonostante il bene che prova per me, non mi cercherà più a meno che io non sia in gravissime difficoltà.

Ha ribadito ancora una volta che la scelta l'ho fatta io e che posso cambiare le cose solo tornando indietro. Ho mille cose da dire ma mi stanno letteralmente tremando le mani.

In un colpo solo ha abbandonato due figlie e due nipoti (mia sorella era più disperata per i bambini che per se stessa) in nome di un Dio che è così vendicativo e, perdonatemi, anche infantile da dire "se parli con loro con te non gioco più". (Mi sembra di essere tornata ai tempi dell'asilo quando litigavi con un amichetta e imponevi all'altra amichetta di non salutarla).

Le ho chiesto di farmi quanto meno la scansione della lettera e appena l'avrò la pubblicherò."

La lettera: (tra parentesi il commento di erika)

“Cara Erika, (si è il mio nome ormai giusto renderlo noto)

questa è l’ultima volta che mi rivolgo a te.

Ho combattuto con i forti sentimenti che nutro per te, e questo mi ha impedito di essere pienamente leale con Geova.
Lo studio di questa settimana mi ha fatto comprendere che la lealtà a Geova viene PRIMA di ogni altra cosa. Gesù disse che chi ha affetto più per figlio o figlia che per lui non è degno di lui. Matteo 10:35
Tu hai scelto di rigettare Geova, (ancora una volta la colpa è mia) io invece DEVO e VOGLIO rimanere fedele e leale a lui e a suo figlio Gesù che ha dato la sua vita per noi.
Ti ho amato con tutto il mio cuore (al passato? Ora non più? Ho perso il diritto ad essere amata da mia madre?) non dimenticarlo, ma la scelta che TU hai fatto ha creato un baratro tra me e te.

Se vuoi puoi colmarlo, dipende da te!! (ergo, o torni indietro o dimenticati di avere una madre)

Ti voglio un mondo di bene,

Mamy"

(E questo nasce dall’articolo di febbraio. Non oso immaginare cosa penserà quando leggerà la rivista di luglio. Evidentemente si sentirà ancora di più dalla parte del giusto).


Mia sorella mi ha dato il permesso di pubblicare anche la sua, tralasciando il nome.

"Cara xxxx,
questa è la prima e l’ultima lettera che io ti scrivo. Credimi per me è molto doloroso dirti quello che sto per dirti ma ogni scelta che facciamo ha la sua conseguenza. Tu tanti anni fa hai scelto di rigettare Geova e sapevi BENISSIMO a cosa andavi incontro.

Io in questi anni mi sono lasciata prendere dai forti sentimenti che nutro per te e per i tuoi figli ma lo studio della torre di guardia di questa settimana mi ha fatto comprendere che la fedeltà a Geova viene prima di ogni altra cosa o persona.

Io sono determinata a rimanere leale a Lui anche se questo significa non avere più rapporti con te.
Tu sei una figlia speciale, ti voglio un mondo di bene e so che anche tu me ne vuoi ma la tua scelta ha alzato un muro tra noi e io sono COSTRETTA a decidere e scegliere GEOVA.

Mi mancherai tanto e non immagini quanto!! Dipende solo da te far cadere quel muro e ti prego di farlo e di far conoscere Geova ai tuoi figli così da poter dar loro un futuro!

Chiama se hai GROSSE difficoltà o stai male.

Ti abbraccio forte forte

Mamma”

di Blackpth » 20/12/2011:
"Ciao a tutti, mi presento sono Deborah, ho 31 anni, sono sposata da 3 mesi e trasferita nella splendida Olanda da un mese. Ho trovato questo forum per caso mentre facevo una ricerca. Sono contentissima di averlo trovato! Non vedo l'ora di condividere con altri che hanno provato cosa vuol dire sulla propria pelle e psiche ciò che implica il vivere da Tdg. Io sono nata in una famiglia di bravi fratelli, mia madre molto molto severa a riguardo, mi ha cresciuto sotto una campana. più che di vetro, di piombo. Non sono andata all'asilo, perchè al tempo la società raccomandava alle mamme che non lavoravano, di tenere i figli a casa il più possibile per evitare che crescessero a contatto con il mondo. Negli anni '80 uscì il cartone dei Puffi, e ho un ricordo piacevole della mia famiglia mentre guardavamo i puffi tutti insieme prima di mettermi a letto. Durò poco, perchè in un discorso dissero che film, cartoni e fumetti in cui ci fossero folletti e magia, erano satanici. Quindi niente più puffi. E così via per tutta la mia infanzia. Alle elementari esclusa da qualsiasi compleanno, durante i quali, per istruzione dei miei genitori alla maestra, io dovevo uscire dalla classe. Dalle medie in poi le mie continue ribellioni a causa delle restrizioni estreme, come quella di non poter fare i compiti con i compagni di classe al pomeriggio. Sempre da sola, isolata ma sempre più costretta a stare solo ed esclusivamente con i fratelli della sala. La settimama era scandita da preparazione dello studio di libro, studio familiare, studio personale, servizio e la cosa più deludente di tutte era la preparazione della torre di guardia al sabato sera. Da adolescente è una vera tortura, specialmente quando senti i tuoi compagni a scuola che si raccontavano di essere usciti o andati a ballare la domenica pomeriggio...io la domenica pomeriggio avevo l'adunanza!! Saltando varie cose umilianti accadute fino ai 19 anni, non potendo assolutamente uscire dalla congregazione, tento il suicidio nel '99. Non potevo vivere più così, e i miei non mi permettevano di dissociarmi, quindi ho pensato che essendo già morta dentro dovevo solo completare l'opera finendo anche il corpo. Il mio tentativo fallì (per fortuna) e quando mi risvegliai dal coma trovai mia madre di fianco al letto e mi disse "facciamo finta che non sia successo nulla". Così facemmo. Lei disse che era meglio stare zitti per la reputazione che mi sarei fatta in congregazione e per la probabilità che mi segnassero visto che avevo rifiutato il dono che Geova mi aveva fatto. Non mi fecero fare una terapia per la grave depressione che avevo, perchè gli psicologi avrebbero accusato la religione perchè non capiscono e non sanno. Fino al 2003 in cui venni disassociata per fumo perchè una sorella aveva fatto la spia, il segreto nella congregazione non esiste perchè la congregazione deve essere mantenuta pura. (conosco diversi fratelli che vanno a p****ne da 20 anni ma sono servitori di ministero..). Frase emblematica al termine del comitato giudiziario: "Abbiamo deciso di mostrare misericordia, quindi il comitato decide per la disassociazione". Mi sembrò tanto una presa in giro... Pianti, isterismi, ricatti morali mi fecero sentire così in colpa da andare a tutte le adunanze, nella mia bella sediolina in fondo, da sola, ignorata da gente che fino al giorno prima mi chiamava loro sorella. Dopo 6 mesi di questa tortura inizio a mangiare meno fino a smettere del tutto di mangiare e quindi mi ammalo di anoressia. Piano piano volevo scomparire...ne sono uscita solo da un anno e tutto perchè mia mamma e mio padre mi facevano sentire un'inetta.
Anni in questo modo di vivere settario e isolato dal mondo, in cui tutto è visto come Satana anche frequentare i compagni di scuola per fare i compiti, anni di umiliazioni pubbliche, di sensi di colpa, di terrore per Armaghedon, dopo che mi hanno imbavagliato la bocca, ne sono uscita del tutto. Con sorpresina finale.... Mia zia da 15 anni si aspettava di farmi da testimone al mio matrimonio se mai fosse accaduto. Quando ho comunicato la notizia alla famiglia, lei è stata entusiasta. Siamo anche andati insieme a comprare le fedi, io lei e mio marito. Due settimane prima del matrimonio mi ha chiamato mio zio scusandosi per il fatto che non sarebbero venuti al matrimonio e per il fatto che mia zia non poteva farmi da testimone perchè aveva paura di essere segnata. Paura. E lei non aveva il coraggio di dirmelo di persona. Purtroppo anche i miei genitori, per paura che mio padre perdesse il "privilegio" di essere servitore di ministero, non hanno partecipato al rinfresco dopo la cerimonia. Questo mi ha veramente fatto rendere conto di quanto l'organizzazione terrorizzi le persone che ne fanno parte. Un'altra volta ho ricevuto un duro colpo. E un'altra volta mi rendo conto di essermi salvata uscendone.
Spero di non avervi annoiata e spero di poter condividere la mia esperienza con tutti voi."

Si vedano inoltre i seguenti video:

http://video.repubblica.it/copertina/abbandonare-i-testimoni-di-geova-perdere-amici-e-famiglia-il-documentario/66133?video=&pagefrom=1

http://www.youtube.com/watch?v=3j5pUbYciao&list=HL1349630516&feature=mh_lolz

http://www.youtube.com/watch?v=EUfRYAS6cKY

http://www.youtube.com/watch?v=bG8jrWZhObY

http://www.youtube.com/watch?v=llyJPO-in6k&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=3kT4WduOzDk&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=J6qnNnrgkGE
[Edited by (Mario70) 10/11/2012 7:11 PM]
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